PHUBBING. QUANDO LO SMARTPHONE DIVENTA IL TERZO INCOMODO

PHUBBING. QUANDO LO SMARTPHONE DIVENTA IL TERZO INCOMODO

Phubbing. Questo sconosciuto.

Pensateci bene: quante volte vi capita, mentre siete a cena fuori, di guardarvi attorno e posare lo sguardo sul tavolo al quale è seduta una coppia in silenzio, in cui uno dei due, o entrambi, è assorto in uno smartphone con l’espressione concentrata e assente?

O, magari, quella coppia, è la vostra.

In ogni caso se, quando siete assieme, l’immersione del vostro partner nel mare dell’online dura molto più di un record di immersione in apnea (non superiamo gli 11 min), allora potreste trovarvi di fronte ad un caso di Phubbing.

Cos’è il Phubbing?

Le relazioni sociali, si sa, si evolvono col tempo, influenzate da una serie di fattori.

L’ambiente, il carattere, i condizionamenti esterni incidono profondamente sul modo che abbiamo di relazionarci agli altri.

Facebook, Instagram, Whatsapp, Telegram sono solo alcuni dei canali che dirottano le attenzioni del partner verso il mondo digital quando è in coppia.

La rivista Energy Research and Social Science ha pubblicato uno studio della Lancaster University che mette in evidenza come Netflix abbia contribuito a spegnere il desiderio sessuale rubando quel tempo prezioso che prima le coppie dedicavano all’intimità.

Il termine “Phubbing” è un neologismo che deriva dall’unione di due parole “phone” e “snubbing” (snobbare) e sta ad indicare un fenomeno sempre più diffuso non solo nei rapporti di coppia ma nelle relazioni in generale: l’arte di ignorare qualcuno perchè si è troppo impegnati a scorrere la propria home di Instagram, leggere gli ultimi aggiornamenti, controllare le notifiche di Facebook, aggiornare le mail o semplicemente sobbalzare ad ogni trillo di messaggio in chat.

Queste azioni, che ognuno di noi compie quotidianamente senza rendersene effettivamente conto, possono essere considerate “normali”.

Tuttavia mostrano quanto si stia sempre più privilegiando l’uso dello smartphone a scapito di una vera interazione sociale con chi abbiamo di fronte fisicamente e non virtualmente.

Mettiamola così, viviamo in un mondo nel quale è più facile che cada un meteorite nel mezzo del Mediterraneo piuttosto che ci si imbatta in una persona predisposta mentalmente ad un relazione duratura…

Se poi ci si mette anche la tecnologia, siamo davvero alla deriva.

Quali sono gli effetti del Phubbing all’interno della relazione di coppia?

La situazione è più complessa di come appare.

Essere costantemente online, oltre che un gesto maleducato, può portare ad un sentimento di esclusione sociale nel partener, producendo un effetto devastante sulla relazione.

Infatti, oltre a togliere attenzioni e tempo all’altra persona, il phubbing può essere veicolo di sospetti e mancanza di fiducia poichè relazionarsi con un partner che passa la maggior parte del proprio “tempo di coppia” con la testa calata su uno schermo, alla lunga, generare insoddisfazione e spinge a credere di non essere abbastanza importanti e interessanti per il proprio compagno.

Questo fenomeno, oltre che logorare un rapporto di coppia ormai avviato, è spesso anche uno dei fattori di insuccesso dei primi appuntamenti. Trascorrere la serata online, andrebbe a peggiorare i meccanismi relazionali e di comunicazione tra due persone.

Un’équipe di psicologi dell’Università del Kent ha condotto un studio, pubblicato sulla rivista Journal of Applied Social Psychology, al quale hanno preso parte 153 studenti universitari che sono stati chiamati ad assistere ad una scena di 3 minuti vedeva interagire tra due persone, con la richiesta di identificarsi con uno dei due protagonisti.

Ad ogni partecipante veniva assegnata una di queste 3 condizioni sperimentali: nessun phubbing, phubbing leggero o phubbing massiccio.

Cosa è emerso? Più cresceva il livello di phubbing, più gli studenti percepivano che peggiorava la qualità della relazione.

Gli autori dello ricerca hanno dunque delineato il fenomeno del Phubbing come una reale forma di esclusione sociale che minaccia, in chi ne è vittima, alcuni dei bisogni umani fondamentali quali l’autostima, l’appartenenza, il controllo e il senso di realizzazione.

E, invece, cosa genera il Phubbing in chi lo pratica?

I risvolti negativi del fenomeno non ricadono solo sulle vittime ma anche in chi mette in atto questi comportamenti.

Infatti, chi impiega la maggior parte del suo tempo coltivando interessi e relazioni virtuali, smaschera un sentimento di frustrazione e insoddisfazione nei confronti della vita reale e tende a non riuscire davvero a godersi il momento.

Una parte di sè, quella connessa, è sempre altrove e sovraesposta alle dinamiche digitali, che sono del tutto differenti da quelle della realtà.

Esiste una soluzione, o perlomeno una speranza?

La risposta è sì.

Ciò che conta è riconoscere questo comportamento e il disagio che provoca, parlarne con il proprio partner e cercare di “vivere” le relazioni il più possibile, imparando a destinare il giusto tempo alla propria vita virtuale, senza che sia quella reale a essere messa offline.

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